Il Castello di Landriano

Sec. XI – 1874

Costruito probabilmente intorno all’anno Mille, il Castello di Landriano ha rappresentato per secoli un’imponente fortezza, circondata da un fossato, a difesa dell’area sud del territorio milanese. Nel 1531 il gran cancelliere Francesco Taverna acquista da Alessandro Landriani il maniero, ormai in rovina, con tutte le ragioni feudali, confermate nel 1536 dall’imperatore Carlo V, nuovo signore di Milano. Lo stato di abbandono in cui il Castello versa spinge Francesco “ad una radicale ristrutturazione rispondente alle esigenze di abitazione come luogo di riposo, di svago, all’otium, ma che fosse anche espressione del potere economico-politico assunto dalla famiglia” (Caciagli), trasformando l’edificio da fortezza in un elegante palazzo rinascimentale di campagna. Si demoliscono torri, merlature e ponte levatoio, e si realizzano affreschi e decorazioni a grottesca.

I documenti tracciano una linea sottile che attraversa quattro secoli della storia familiare legata al Castello di Landriano, dal XVI al XIX secolo: la sua acquisizione con titoli e ragioni relative, una pianta del Seicento, un inventario degli arredi del 1785 e infine una serie di documenti del tardo XIX secolo che testimoniano il progetto di trasformazione dell’elegante villa di campagna rinascimentale in un moderno stabilimento tessile.

Lettera patente di Carlo V
20 agosto 1536, apud civitatem Aquensis Provincie Gallie Narbonensis

L’imperatore Carlo V conferma a Francesco Taverna, eques, consiliarius noster ac in Statu Mediolani supremus Canzellarius, in base alla fedeltà da lui dimostrata nei confronti dell’Imperatore e dell’Impero, i privilegi già concessi da Francesco II Sforza, ex duca di Milano, relativi al feudo di Landriano, con i dazi sull’imbottato della città di Tortona e a quelli su pane, vino, carne ed imbottato della pieve di Olgiate Olona per sé e per i suoi discendenti maschi in infinitum.

Con sigillo pendente in teca metallica tonda.

ASMi, Taverna, cart. 90

Il Castello di Landriano
27 maggio 1664

Pianta a china del Palazzo Taverna a Landriano, circondato dal fiume Lambro, realizzata dall’ingegner Maffezzone.

ASMi, Taverna, Landriano e Uniti, cart. 1

Inventario de’ mobili
Dicembre 1785

Inventario degli arredi del Castello: mobili, quadri, oggetti da cucina (“rami”), biancheria e guardarobba dei conti Taverna, realizzato in seguito alla morte dell’agente Giuseppe Pavia e in occasione del passaggio dell’amministrazione della tenuta a Gaspare Salvini.

ASMi, Taverna, Landriano e Uniti, cart. 30


L’ opificio nel Castello

Nella seconda metà del XIX secolo, il conte Paolo Taverna, attento amministratore delle sue proprietà, decide di investire sul Castello di Landriano, praticamente in stato di abbandono, per realizzare uno stabilimento tessile attivato da energia idrica che, nell’ottica paternalistica del conte, porti prosperità e progresso alla popolazione del borgo. Progetto perseguito per anni, ma in realtà, mai realizzato per la mancanza d’acqua periodica nel fossato circostante l’edificio.

Conte Paolo Taverna - 1870 ca.
• Ritratto del conte Paolo Taverna (1804-1878) in età senile.

Tavola con dettaglio in pianta del nuovo edificio di ferma
1870

ASMi, Taverna, Landriano e Uniti, cart. 30

Sunto descrittivo dell’edificio di ferma
15 novembre 1870, Milano

Progetto di realizzazione di un edificio, da costruire sul fiume Lambro “appena a valle dell’immissione del fosso colatore che circonda a due lati” il Castello, per l’utilizzo delle acque come forza motrice di un opificio industriale che il conte Paolo Taverna si propone di attivare nel suo palazzo.

ASMi, Taverna, Landriano e Uniti, cart. 30

Lettera di Giuseppe Gadda al conte Paolo Taverna
22 novembre 1870, [Roma]

Giuseppe Gadda, ministro dei Lavori Pubblici del governo Lanza (1869-1873), promette al conte Paolo Taverna un suo diretto interessamento, “io farò anche private sollecitazioni a suo tempo”, per il buon esito del progetto del conte di “utilizzare a Landriano le acque del Lambro coll’attivare uno stabilimento industriale” nel Castello. Chiude la missiva porgendo i suoi saluti alla contessa Francesca nella speranza di poterle far visita fra qualche giorno a Milano.

ASMi, Taverna, Landriano e Uniti, cart. 30

Lettera del conte Paolo Taverna alla R. Prefettura di Pavia
28 marzo 1874, Milano

Il conte Paolo Taverna, trascorsi alcuni anni dal primo progetto di utilizzo delle acque del Lambro per uno stabilimento industriale da realizzare nel suo Castello, scrive alla R. Prefettura di Pavia per chiedere termini più favorevoli alla concessione d’uso delle acque, a causa della loro discontinuità nei periodi di magra. “Una località (...) più infelice dove ottenere una forza motrice di quella in cui sta il mio Castello non si incontra, e solo quivi io avrei convenienza di attivare un opificio per l’esistenza di esso fabbricato in gran parte fuori d’uso”.
Egli evidenzia “la difficoltà di trovare un industriale che assuma un motore incostante nella sua forza (...) e d’altronde fin qui non ebbi aspiranti” e chiude la lettera in tono paternalistico, rilevando non tanto il suo profitto “certamente assai piccolo”, ma “il vantaggio della popolazione di quella grossa terra”.

ASMi, Taverna, Landriano e Uniti, cart. 30


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