I Conti Taverna

Sec. XII – 1997

L’antica famiglia dei Taverna si attesta nel Milanese, sin dal XII secolo, ma solo nel corso del Trecento si hanno le prime notizie certe sulla genealogia familiare. Nonostante il richiamo alla vetustas familiae, generica nobilitas ac splendor eximius, i Taverna non vantano origini feudali, ma commerciali, rappresentando un felice esempio di protocapitalismo. Proprietari terrieri e uomini d’arme, accrescono nel tempo il loro potere, avvicinandosi sempre più alla cerchia ducale con figure come ‘Teximolo’, consigliere del duca Gian Galeazzo Visconti, e Giovanni III, procuratore della Camera e uomo di fiducia di Ludovico il Moro. La caduta del Moro, con l’arrivo dei Francesi e le Guerre d’Italia, non altera il ruolo politico e finanziario dei Taverna, ma lo accresce attraverso il figlio di Giovanni III, Francesco, gran cancelliere del Ducato di Milano. Legatisi nel corso dei secoli con le famiglie nobili più influenti (Atellani, Beccaria, Litta, Rossi di San Secondo, Trotti, Lunati Visconti, Boncompagni Ludovisi ed altre), i Taverna perseguono una politica di prestigio, volta a garantirne il ruolo politico e il vastissimo patrimonio. Ultimo erede del casato è Paolo, figlio del senatore Rinaldo, scomparso nel 1958, con il quale termina la linearità maschile della famiglia; la sua unica figlia Lavinia, avuta in seguito alle nozze con la principessa Stefania Moncada di Paternò, si spegne il 30 dicembre 1997, estinguendo definitivamente Casa Taverna.

I documenti della sezione riguardano i due esponenti che segnano l’inizio e la fine del rapporto dei Taverna, quali signori e proprietari, con il borgo di Landriano: il gran cancelliere Francesco, che acquisisce da Carlo V l’investitura feudale della contea nel 1536, e il senatore Rinaldo, alla cui morte il figlio Paolo decide di vendere tutti i beni di Landriano, per secoli uno dei tre tasselli fondamentali del patrimonio di famiglia, accanto a Canonica al Lambro e alla Lomellina.

Diploma di Carlo V

31 ottobre 1531, Bruxelles

L’imperatore Carlo V nomina Francesco Taverna e i suoi fratelli Luigi e Giovanni Battista, con i loro legittimi discendenti in perpetuum, nobili torneari e conti del Sacro Romano Impero, con privilegi relativi e la concessione di uno stemma di cui fregiarsi: in dextera inferiori parte et superiori sinistra: canem album in campo ceruleo sedentem in baso et suspicientem sidus aurem (...), et in superiori dextera et inferiori sinistra: fascias sex, (...) tres albe et tres nigre.

Con sigillo pendente in teca metallica tonda.

ASMi, Taverna, cart. 1

Tavola con genealogie e stemmi delle famiglie Taverna, Visconti, Lunati e Bellisomi sec. XVIII

Lo stemma gentilizio dei Taverna risulta inquartato (quadripartito): primo e quarto sbarrato d’argento e nero di 6 pezzi, secondo e terzo azzurro con un cane sedente d’argento rivolto ad una stella d’oro ad otto raggi, posta nel punto sinistro del campo.

ASMi, Taverna, cart. 2


Francesco Taverna
1478 – 1560

Nato a Milano nel 1478, Francesco ricopre, nel corso di un quarantennio, numerosi incarichi politici e missioni diplomatiche per conto di Francesco II Sforza, duca di Milano, Carlo V, imperatore, e Filippo II, re di Spagna. È tale la fiducia che il Duca ripone in lui da nominarlo suo rappresentante nella delegazione milanese per gli accordi della pace di Cambrai (1529) o per trattare, alla corte danese, i capitoli di matrimonio per le sue nozze con Cristina di Danimarca (1533). Carlo V lo nomina nobile torneario, conte palatino (31 ottobre 1531) e Gran Cancelliere del Ducato di Milano (1533, con riconferma nel 1536), ponendolo a capo della Cancelleria segreta. Sposato con Clara ‘Tolentina’, da cui avrà Sforzino, probabilmente morto infante, ha solo figli naturali poi legittimati: Cesare, primogenito e continuatore del casato, amministratore della cosa pubblica e senatore, Alessandro, militare e comandante di due galere delle flotta cristiana per combattere i Turchi, e Ludovico, che seguirà una brillante carriera ecclesiastica come legato pontificio, governatore di Fermo, Camerino e Roma e vescovo di Lodi. Il titolo di I conte di Landriano è attribuito a Francesco da Carlo V in riconoscimento del potere del Gran Cancelliere e per le numerose proprietà che la famiglia già detiene nel feudo (17 ottobre 1536). Gli ultimi anni della sua vita sono funestati da un processo (di cui si espone una lettera), a seguito di un’accusa di falsedad y corruptelas por dineros en la administration de su officio, a cui segue l’arresto e l’incarcerazione nella rocchetta del Castello di Milano. In realtà una congiura di palazzo con cui Carlo V vuole colpire l’odiato duca d’Alba, Ferdinando Alvarez de Toledo, governatore dello Stato milanese. Francesco è assolto da ogni accusa e reintegrato nel suo ruolo di gran cancelliere con una lettera di Filippo II, re di Spagna, nel 1558. Morirà due anni più tardi, all’età di 82 anni, e sarà sepolto, dopo uno sfarzoso funerale di Stato, nella splendida cappella di famiglia nella chiesa di Santa Maria della Passione a Milano, poco distante dalla sua residenza estiva in Monforte.

Paris Bordon
• Ritratto del gran cancelliere Francesco Taverna, 1560 ca.
• Olio su tela - Collezione privata

Diploma di Carlo V
17 ottobre 1536, Genova
L’imperatore Carlo V conferma Francesco Taverna nella carica di gran cancelliere dello Stato di Milano, elevando il borgo di Landriano a contea e concedendo a Francesco e ai suoi discendenti maschi il titolo di conte.
ASMi, Taverna, cart. 1

Francesco Hayez
• Ritratto del gran cancelliere Francesco Taverna
(1530), 1842 ca.
▸ Olio su tela
Collezione privata

Lettera del gran cancelliere Francesco Taverna a Carlo V
26 dicembre 1555, Milano
Francesco Taverna si scusa con l’imperatore Carlo V, che lo ha convocato per rispondere delle imputazioni a suo carico avanzate da don Ferrante Gonzaga, governatore dello Stato di Milano, di non potersi presentare al suo cospetto, adducendo le sue infermità e la sua età quali motivi per non poter affrontare la minima fatica, “perché ritrovandomi nell’età dove mi trovo, già vicina a anni 78, che mi ha ridotto poco habile a durar fatica alcuna”. Prosegue ricordando la lunga fedeltà dimostrata e gli incarichi politici e diplomatici assolti “in tempi di guerra, strani et calamitosi”, ma si dichiara, in quanto “antico et fidelissimo servitore suo, come sono stato et sono et sarò sempre sino alla morte”, pronto a rinunciare al ruolo di gran cancelliere per compiacerlo. ASMi, Taverna, cart. 1


Rinaldo Taverna
1839 – 1913

Rinaldo nasce nel palazzo milanese di famiglia nel 1839, figlio di Ludovico e di Costanza Corneliano Greppi. Emigrato nel 1859 in Piemonte per arruolarsi nella Scuola militare di Ivrea, è protagonista delle campagne delle Marche e dell’Umbria del 1860, dove si distingue per valor militare nella presa di Perugia, nell’assedio di Ancona e nel combattimento di Mola di Gaeta. Nel 1861 passa allo Stato Maggiore del Regio Esercito e acquisisce l’incarico d’insegnante nella scuola d’applicazione di arte militare (dal 1865) e di ufficiale accanto al principe Umberto a Villafranca (1866), seguendo poi tutta la carriera militare. Nominato nel 1870 segretario particolare del generale Alfonso Lamarmora, lascia l’esercito tre anni più tardi per dedicarsi all’attività politica attiva nelle file della Destra storica. Dal 1891 è senatore del Regno e continua la tradizione filantropica familiare con la presidenza della Croce Rossa Italiana (1896-1913) e dell’Opera pia dei Sodomuti poveri, già diretta dallo zio Paolo. Conte di Landriano, signore di Olevano, Cilavegna, Cervesina e San Gaudenzio, consignore di Zibido al Lambro, patrizio milanese e nobile del Sacro Romano Impero, Rinaldo, con l’estinzione dei rami familiari cadetti, rappresenta l’unico erede e continuatore dei Taverna. Stabilitosi a Roma, a causa della sua attività parlamentare e alla frequentazione della Corte, sposa Lavinia Boncompagni Ludovisi dei Principi di Piombino (1854-1938), dama di Palazzo della regina Margherita e dama di corte di Vittorio Emanuele III, da cui avrà tre figli: Ludovico, Paolo e Costanza. Si spegne a Roma nel 1913 “di quel morbo crudele, onde fu lungamente straziato” ed è sepolto nel piccolo cimitero di Canonica al Lambro in una cappella realizzata dai baroni Bagatti Valsecchi. Accanto a due foto del conte Rinaldo in età senile, in questa sezione si espongono: la tessera, concessa ai senatori, di libera circolazione su tutti i mezzi di trasporto del Regno, una fotografia della sua consorte Lavinia, di sfolgorante bellezza, con il diploma di nomina a Dama di Palazzo della Regina Margherita e due lettere di cordoglio, manoscritte dalla sovrana, completamente inedite, che testimoniano l’affettuoso legame di Casa Savoia ai Taverna.

Rinaldo Taverna - 1913 ante
• Ritratto senile, a tre quarti, del conte Rinaldo Taverna seduto.
• Luca Comerio, Milano - Gelatina bromuro d’argento/carta
ASMi, Taverna, Fotografie, scat. 2

Tessera personale di libera circolazione Ferrovie e Navigazione del senatore Rinaldo Taverna
1891 – 1913
ASMi, Taverna, cart. 1

Lavinia Boncompagni Ludovisi Taverna - 1870 ca.
• Ritratto di Lavinia Boncompagni Ludovisi dei Principi di Piombino (1854-1938), moglie di Rinaldo Taverna, a mezzo busto di tre quarti, in ovale.
• Montabone, Milano
Albumina/carta, colorata a mano
ASMi, Taverna, Fotografie, scat. 1

Diploma di nomina a Dama di Palazzo della regina Margherita 30 ottobre 1882, Monza

Umberto I, re d’Italia, conferisce alla contessa Lavinia dei principi Boncompagni Ludovisi di Piombino, moglie del conte Rinaldo Taverna, il titolo di Dama di Palazzo di Sua Maestà la Regina, “per far servizio in Milano”.

ASMi, Taverna, cart. 1


Margherita di Savoia

«Margherita portava una gran quantità di preziosissimi gioielli: la passione delle gemme la condivideva con suo marito, e il re in tutte le occasioni le donava perle e diamanti. Per parecchi anni di seguito, nel giorno del suo genetliaco Umberto arricchì di un nuovo giro la sua collana di perle. E quasi certamente, orgogliosa della sua posizione regale, cosciente dell’importanza “politica” che la sua eleganza assumeva nel paese, la regina era convinta di dover vestire così, ed era molto sicura del suo gusto».

C. CASALEGNO, La regina Margherita, Torino 1956, pp. 69-70

Monogramma della regina Margherita Cifra reale in brillanti, realizzata dal gioielliere Musy di Torino, delle dame di Palazzo della regina Margherita.

Lettera di cordoglio della regina Margherita alla contessa Lavinia Taverna
6 maggio 1913, Roma

La regina Margherita di Savoia esprime alla contessa Lavinia Taverna, sua dama di Palazzo, il dolore e il cordoglio per la scomparsa del conte Rinaldo, “leale, buono, intelligente, di mente così elevata, di cuore così onesto! (…) amico fedele mio e della mia Famiglia”.

ASMi, Taverna, cart. 1

Lettera di ringraziamento della regina Margherita alla contessa Lavinia Taverna
10 novembre 1914, Stupinigi

La regina Margherita di Savoia ringrazia la contessa Lavinia Taverna, sua dama di Palazzo, per l’invio di una memoria con ritratto del defunto conte Rinaldo, scusandosi del ritardo nella risposta per una serie di impedimenti: gli spostamenti da Roma a Gressoney, la scomparsa della marchesa Paola Pes di Villamarina, sua dama d’onore per quarantasei anni, e i venti di guerra che iniziano a sconvolgere l’Europa.

ASMi, Taverna, cart. 1


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